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I piatti unici del Mattorel

 

Baci di Napoli (pizzette ripiene e fritte)
(ricetta tramandata a voce da Clorinda V. Gennebrek (Prussia)1911-S.Pietro Val.Lemina 1989)

Occorrono:

pasta da pane
mozzarella di bufala campana freschissima
prosciutto cotto di ottima qualità, leggermente tritato
capperini, olive denocciolate a fettine, funghetti sott'olio affettati,  filetti di acciughe sott'olio, salsa di pomodoro.

Stendiamo la pasta da pane con il matterello in modo da ottenere un foglio sottile. Aiutandoci con un piattino da caffè, tagliamo tanti piccoli cerchi. In ogni cerchio poniamo un cucchiaio di passata di pomodoro, un poco di mozzarella tagliuzzata, un mini-trito di prosciutto cotto, due filetti di acciuga e se ci piacciono qualche capperino, qualche fettina di oliva o di funghetti sott'olio (ma la ricetta originale vorrebbe soltanto la mozzarella).
Ripieghiamo la pasta in modo da formare una mezzaluna e sigilliamo aiutandoci con le punte delle dita inumidite.
Friggiamo in olio caldissimo, i baci si gonfieranno come nuvole, dopo 4/5 minuti scoliamoli con il mestolo forato o con il cestello e deponiamoli qualche minuto a sgocciolare su carta assorbente. Serviamoli caldissimi.

Quando Clorinda cucinava i suoi "baci" il cielo era più blu. Preparava la pasta da pane con il lievito madre depositato nella madia, poi con una bottiglia stendeva la pasta ed aiutandosi con una rotellina dentellata tagliava i tondini. Intanto dalla fattoria adiacente alla villa, Pasquariello "o'cafone" era già venuto a consegnare un bacile colmo di piccole mozzarelle di bufala preparate la notte precedente per la circostanza. Si era data loro la forma di un ovetto, della grossezza di quelli che fanno le piccole galline americane. Quella mozzarella appena fatta era freschissima, la si poteva scambiare persino per candidi fiocchi di panna montata.Clorinda poneva su ogni tondino uno di questi ovetti di mozzarella, una presa di origano, una spruzzatina di pepe.( La mozzarella di bufala, un ripieno in apparenza così semplice, si fondeva nel suo involucro e poi nei nostri piatti. tagliati a metà i baci, filava come una matassa di candido filo di cotone). 
Intanto sopra la brace del camino era stato posto il grande padellone in ferro, fumante di sugna morbida e profumata. Clorinda vi friggeva i baci, per poi depositarli ad asciugare qualche istante su fogli di carta da zuccherro azzurrina. Il profumo arrivava fino in sala da pranzo, inebriandoci, attendevamo con il cuore in gola l'attimo in cui Clorinda sarebbe apparsa sulla soglia della stanza, con il vassoio ovale in ceramica Capodimonte, per regalarci i suoi "baci".






Le nostre ricette

Benvenuti nella Taverna virtuale del Mattorel, dove si cucina, si racconta, si organizzano serate a tema e si scambiano ricette della tradizione, non solo italiana...






 

 

I baci che Clorinda preparava erano insuperabili


 

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